Star Wars Episode I – la Minaccia fantasma
George Lucas – 1999
Nel mio continuo sforzo di migliorare questo fazzoletto di blogosfera che mi piace chiamare “casa” tenterò un nuovo approccio alle recensioni, avvalendomi del supporto di un team di esperti: Jeeves il Primate, François-Marie Arouet Le Jeune (al secolo Voltaire) e Sushiger V, un robot giapponese.
Data la recente formazione della squadra e le oggettive difficoltà linguistiche intrinseche all’idea di far lavorare assieme una scimmia, un robot giapponese che sa solo urlare il nome delle sue armi e uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo francese, il team si muoverà solo per le stroncature madornali, quegli aborti cinematografici/fumettistici/letterari/videoludici/discografici che non avranno nemmeno la scusante della buona fede.
Giusto per aggiustare il tiro in vista di bersagli ben più succulenti, prenderemo in esame un celebre film ritenuto quasi all’unanimità una porcheria: Star Wars Episode One -la Minaccia fantasma.

Jar Jar Binks, in tutto il suo "splendore"
Sinossi: In una galassia lontana lontana, i cavalieri Jedi Qui-Gon-Jin e Obi-Wan-Kenobi, nel tentativo di salvare il pianeta Naboo da una guerra stellare (a-ha!) con l’equivalente spaziale della ConfCommercio, si imbattono nel giovanissimo Anakin Skywalker (il futuro Darth “sono tuo padre” Vader) ed in una stupidissima creatura che risponde al nome Jar Jar Binks. Nel frattempo l’astuto Senatore Palpatine (si pronuncia palpatìn ma in italia è stato presentato come palpatàin, giusto per non sprofondare ulteriormente il film nel più imbarazzante ridicolo) – in realtà il perfido Sith (si chiamanao così i Jedi cattivi) Darth Sidious sotto mentite spoglie – sguinzaglia contro l’allegra combriccola di eroi il terribile Darth Maul, feroce ultrà milanista abilissimo nell’uso della sua doppia spada laser.
Durante un paio d’ore di trascurabili complicazioni scopriamo che:
- Il termine Darth nel dialetto Sith significa probabilmente “commendatore”.
- Anakin Skywalker a nove anni può fare qualsiasi cosa: costruire droidi, vincere gare di speeder, pilotare caccia, risolvere l’ultimo teorema di Fermat e la Forza sa quant’altro.
-Jar Jar Binks è una sorta di incubo genetico che incorpora cromosomi del peggiore Shaggy della serie Scooby Doo, dei Fichi d’India e di quel tipo che fa la pubblicità delle “simpaticissime suonerie” alla TV.
In questo caso, l’insieme è incommensurabilmente più odioso della somma delle parti.
Alla fine Darth Maul finisce affettato, la principessa di turno viene salvata e lo spettatore può finalmente uscire dalla sala verso la non-jarjarbinksità della vita quotidiana.
Lieto fine per tutti, insomma.
Fatemi capire: abbiamo aspettato ANNI per una favoletta edulcorata su di un pischello che salva da solo la galassia? Dov’è l’epica? Dov’è l’avventura? Dove sono i personaggi memorabili degli episodi IV, V e VI?
Grazie al cielo gli episodi II e III sono almeno passabili…
AAAAAAAK! EEK! UK! COMEMAINONCERASPOCK? IIIIIIIIIIKKKKK!!
[Traduzione: "Per quanto debba ammettere che gli effetti speciali erano rimarchevoli, devo convenire con i miei illustri colleghi che l'insieme della pellicola è stucchevole ed edulcorato, decisamente non all'altezza della fama che le precedenti iterazioni della serie si sono meritate."]
Il n’est pas étonnant qu’en tout pays l’homme se soit rendu le maître de la femme, tout étant fondé sur la force. Il a d’ordinaire beaucoup de supériorité par celle du corps et même de l’esprit. On a vu des femmes très savantes comme il en fut de guerrières; mais il n’y en a jamais eu d’inventrices.
[Traduzione: "Il personaggio di Jar Jar Binks mi ha quasi fatto ricredere sulla legittimità della tortura."]
SUPEEEER… SUSHIGEEEEEEEER… PUUUUNCH!
[Traduzione: "Vogliamo parlare di Darth Maul? Non ho mai visto un cattivo peggio sfruttato. L'intera campagna promozionale del film si basa quasi esclusivamente su di lui, eppure apparirà si e no per 5 minuti e non spiaccica una parola! E noi tutti ad aspettarci un "villain" carismatico e letale."]
giudizio:
pesce marcio!
Once upon a Time in China 5
1994 – Regia di Tsui Hark
È lecito chiedersi perchè iniziare una nuova rubrica in un blog con la recensione dell’oscuro quinto capitolo di un’oscura (almeno in occidente) serie di film di arti marziali che vede come protagonista un oscuro eroe popolare cinese.
Il motivo è presto detto: la pellicola in oggetto non è certo un capolavoro, ma è uno dei film con i quali ho iniziato una ristretta cerchia di amici alle delizie profferte dalla visione delle produzioni della “Hollywood d’Oriente”.
Benvenuti nell’amena Cina meridionale (dalle parti di Honk Kong) di fine 19° secolo, in un non meglio precisato villaggio.
La notte è buia e tempestosa, drammatico scenario per una carrozza che si ferma nel triste e logoro borgo.
Il gentiluomo dall’aria un pò svampita che è appena sceso dalla diligenza altri non è che l’eroe popolare Wong Fei Hung (protagonista dei quattro precedenti capitoli, anche se ad onor del vero nei primi tre film era interpretato da un magistrale Jet Li, mica da uno Zhao Wen-Zhou qualunque) e si porta dietro un caravan-serraglio di scherani e parenti: il padre Wong Kei Jin (avvizzito e severo maestro di Kung Fu); la Zia Yee (interpretata da Rosamund Kwan – vi basti sapere che è coetanea di Fei Hung e che ha una cotta per lui, essendo vedova e non avendo legami di sangue con il suddetto); la co-Zia Mey (giovane ed invaghita anche lei del prestante Fei Hung); il tozzo e scarsicrinito Club Foot (fortissimo ex-gestore di risciò, guarito dalla zoppìa dal giovane maestro); il corpulento pacioccone Porky Leng; il dentuto Buckteeth So (inetto nelle arti marziali ma profondo conoscitore della cultura occidentale) ed il complessato Leong Fu, che nutre sentimenti non ricambiati per Zia Mey/Yee/entrambe.
L’eterogenea combriccola si troverà presto bloccata nel villaggio, dato che il traghetto che li avrebbe dovuti trasportare a Hong Kong non può lasciare il porto a causa dei pirati che infestano le acque circostanti. Se ciò non dovesse bastare a convincere il pio Wong Fei Hung a risolvere la faccenda a sganassoni e Calci senz’Ombra (la tecnica più caratteristica del nostro eroe), il popolino oppresso è stato abbandonato dal magistrato preposto al mantenimento dell’ordine pubblico (è scappato con la cassa) ed è ora completamente privo di qualsivoglia difesa dai terribili tagliagole marittimi: chiaro segnale che l’autorità imperiale è in declino, minata dall’interno da ufficiali inetti e corrotti e dall’esterno dall’ingerenza delle potenze occidentali.
Dopo una serie apparentemente infinita di qui-pro-quo amorosi, di triangoli sentimentali da soap opera (con ai vertici le due zie ed il confuso Fei Hung) e la scoperta fortuita di una cassa di armi da fuoco, l’armata Brancaleone d’Oriente parte alla volta del covo di Pirati, dove si dovrà confrontare con i bucanieri ed il loro capo, una specie di mummia centenaria con l’agilità e la forza di un atleta olimpionico.
La serie Once upon a Time in China, perlomeno nelle sue prime tre iterazioni, rappresenta a mio parere una delle vette più alte mai conseguite dal cinema d’azione. L’interpretazione Jet Li, nei panni di Wong Fei Hung, è fenomenale. Il personaggio trasuda carisma e trasmette in ogni movimento una sensazione di controllatissima potenza, quasi fosse l’incarnazione del mos maiorum cinese – un eroe che rappresenta la virtù nella sua forma più pura e granitica. Una monolitica fede nei propri ideali di virtù e tradizione che scricchiola e si incrina quando le sue fondamenta vengono minate dall’attrazione “proibita” per una una delle mogli dell’amato zio e dalla gretta, codarda malvagità di quel sistema che il nostro eroe ha giurato di difendere.
Nessuno di questi elementi è presente nel quinto capitolo della saga. Ve lo comunico con il sorriso sulle labbra. Tsui Hark non prova nemmeno a convincerci che questo film sia imparentato con i precedenti. Si tratta di una godibile rilettura di un mito, un divertente omaggio ad una grande saga.
Nè più, nè meno.
Se vi aspettate involtini primavera e anatra alla pechinese da questo ristorante imbastito con onesto mestiere, temo resterete affamati.
Se tuttavia cercate qualcosa da abbinare alla cola ed alle patatine non rimarrete delusi.
VOTO:



su 5