Verità ed opinioni
verità
s. f. inv.
l’essere vero; la qualità di ciò che è vero
ciò che è vero; la realtà dei fatti: siero della verità, nome popolare del pentotàl
loc. avv.: in verità, veramente
schiettezza, franchezza.
Mi capita fin troppo spesso di sentire la frase: “Ci racconterà la SUA verità”.
La verità è una ed una sola.
Non ce ne sono due. Non ce n’è una a testa.
I fatti sono lì, immutabili, congelati nel tempo. Dopo la pubblicità, al massimo, l’ospite ci racconterà la sua versione dei fatti e probabilmente le sue opinioni sugli eventi che lo riguardano, ma non ci racconterà la SUA verità.
La verità non è di nessuno, anche se c’è.
Probabilmente i miei 25 lettori penseranno che questo sia un meschino spurgo di puntigliosità degno più degli stringati commenti di Twitter che delle pagine virtuali di un Blog, eppure mi consente di esternare una riflessione che da un pò di tempo mi ronza tra cervelletto e lobi frontali.
Che le parole abbiano potere è un fatto risaputo. Quello che a volte ci sfugge è che questo potere non è inesauribile.
È sotto gli occhi di tutti: più una parola viene usata – magari a vanvera – più perde di significato e carica emotiva.
Pensate alla parola “qualità”: un termine seppellito vivo in migliaia di soporifere chiacchere aziendali; tormentato dai demoni ottusi del gergo; allampanato ed ingozzato a forza di significati alieni.
La parola “qualità” ha ora un generico significato positivo: non comunica più nulla, il suo significato originario svilito dall’uso costante ed improprio. Vuol dire tutto e niente, l’ideale per le mission aziendale ed i discorsi politici.
Torniamo alla “verità” e facciamo un altro paio di considerazioni.
Le parole, oltre che ad avere una carica esauribile, sono legate a doppio filo con ciò che rappresentano: leggiamo “casa” e pensiamo ad un edificio – guardiamo un’abitazione e pensiamo: “casa”.
Se continuiamo a corrodere il significato autentico di verità usandola come sinonimo di “versione dei fatti” e anche la nostra idea di verità ne uscirà compromessa. Se ci soffermiano a valutare i rischi di questa eventualità c’è da rabbrividire: fatti realmente accaduti, corroborati da prove tangibili, potrebbero venire percepiti come opinioni, con gravissime conseguenze sul piano pratico.
La verità su Ustica? Ciance. La verità sugli omicidi di Mafia? Opinioni – per di più ingiuriose.
C’è una ed una sola verità ed è quella dei fatti, delle prove, del 2+2=4.
Il resto sono opinioni sotto mentite spoglie.
Degne, plausibili, meritevoli di attenzione magari, ma di certo non la Verità.




Strano… Ultimamente anch’io sto riflettendo sul concetto di verità. Personalmente, non credo esista un’unica verità. Ne esistono molte, tantissime, a volte troppe. Verità di comodo, scomode, ingenue, personali… A volte vogliamo credere nell’una piuttosto che nell’altra… A volte ne siamo sprovvisti. Mi rendo conto che è sempre più difficile discernere il giusto dallo sbagliato… Giustamente te affermi che i fatti sono oggettivi e immutabili. Ma essi descrivono una storia, una sequenza di fatti, un’insieme di azioni. Il concetto di verità (che a mio avviso va a braccetto con giustizia) è secondo me, molto più profondo e vasto. Ed’è per me difficilissimo da individuare, soprattutto nella sua essenza più profonda.
Non saprei, Michele. A volte si tratta solo di capire chi ha mangiato tutta la marmellata. Pierino racconti quello che vuole: alla fine è stato lui.